Giuseppe Vannicola e le condizioni della vita teatrale a Roma

Giuseppe-Prezzolini

Da La Voce, 5 Maggio 1910

 

Le condizioni della vita teatrale a Roma sono, da quanto ho saputo da varie persone, assai deplorevoli. Per ora la Voce non ne può parlare a lungo. È nostra intenzione farlo presto ; e intanto pubblichiamo la seguente lettera di Giuseppe Vannicola diretta a Domenico Oliva, indice di quelle condizioni che deploriamo:

Albano Laziale, 1 Maggio 1910

Onorevole Signore,

Con lettera del 20 giugno 1909, l’avv. Gino Pierantoni mi annunziava che il Comitato di Lettura del Teatro Stabile di Roma, aveva accettata la mia Elsa abbandonata, la quale sarebbe stata recitata “entro la stagione 1909-1910”.
Senza tale annunzio ufficiale, ripetuto poi dai giornali, io avrei pubblicato il mio lavoro in volume; ma, poiché si dice che le scene richiedono soltanto dell’inedito e che la maggiore attrattiva del teatro è la sorpresa, mi rassegnai a non svelarne il contenuto che a pochissimi intimi, per non perdere ogni speranza di rappresentazione.
La mia rassegnazione nondimeno fu vana, giacchè la stagione “1909-1910 “ è decorsa, e tutte le novità annunziate sono state regolarmente eseguite, – e persino quelle non mai annunziate, alcune fra le quali hanno veramente “ sorpreso “ – tutte, tranne appunto la mia.
Prevedendo vagamente simile soluzione, io mi rivolsi a Lei perché, come Presidente della Società degli Autori di Roma, volesse tutelare il mio diritto. Ma Ella pur promettendomelo con parole tali che mi sono rimaste sul cuore come un sospiro sospeso, non ha creduto opportuno di farlo smentendo nel mio caso non so quale decantata inclinazione, da parte sua, verso i  “giovani”.
In questo, e siamo d’accordo, Ella non a perduto che un’altra occasione, fra le tante, d’indulgere come sa Lei, speciosamente sorridendo, in una delle sue venerabili prose ad libitum; – io, però vi ho perduto qualcosa che all’età mia significa tutto: il tempo; – e se il tempo per alcuni non è danaro, per altri può valere di più, infinitamente di più …
Per cui non mi sembra più opportuno di appartenere alla Società degli Autori di Roma, e se ne do pubblicamente le dimissioni, è perché pubblicamente mi venne arrecato un danno morale (soprattutto morale) che l’esponente di quella Società aveva il dovere di farmi evitare.

 Rimango però ugualmente rispettosamente suo

G. VANNICOLA


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L’accusa di plagio sulla Voce

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CARLO MARTINI

Gustavo Botta

REBELLATO EDITORE PADOVA

Ecco la polemica svoltasi su LA VOCE riguardante

i plagi di Giuseppe Vannicola

 

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« Milano, 19 marzo 1913. — Caro Prezzolini, Rileggo l’articolo intitolato Il settimo comandamento e, invece di mandarlo a lei come mi proponevo di fare, senza esitazioni o rimpianti lo getto nel cestino. — Cosa vuole? Il giustissimo sdegno, che giorni sono mi dettava parole di molta violenza, è tutto caduto; e quel subitaneo mio turbamento si risolve in un sorriso. — Ora, con animo pacato e indulgente giudicando i fatti medesimi, mi sembra inopportuno inferire contro uno sciagurato, il quale scrive e non sa scrivere, traduce e non sa tradurre, plagia smaniosamente e non sa nemmeno plagiare. Continua a leggere