Pierpaolo Lazzaro, la Tesi. L’introduzione

INTRODUZIONE

Le parole, nostre eteree e volatili amiche, a volte si librano davvero alte, quasi fossero uccelli delle tempeste intoccabili dalle onde, e si oppongono all’indifferente incomprensione del tempo, acquisendo addirittura poteri profetici, come nell’assaggio testuale, introduttivo a questo lavoro, estratto dall’articolo dal titolo Qualche cadenza. La Gloria, pubblicato da Giuseppe Vannicola sul periodico “Il Vaglio”, nel numero dell’1 aprile 1913.

Nel dominante regno della produttività ad ogni costo, iniziato con l’acclamata era industriale, dove la bilancia deve sempre essere in pari, per cui anche un solo fallimento non è concesso, queste parole mi affascinano, ma una domanda mi sconvolge: quale paziente Musa può continuare ad amare un artista di fronte ad una vita fatta solo di umilianti delusioni e di dolorose incomprensioni? Continua a leggere

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Giuseppe Vannicola. Un figlio del simbolismo francese

 

pierpaolo

 

Università degli studi della  Calabria

 Facoltà di Lettere e Filosofia

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Corso di laurea in Lettere Moderne

TESI DI LAUREA

Giuseppe Vannicola. Un figlio del simbolismo francese

   

        RELATORE                                                                           CANDIDATO

    Prof. Nicola Merola                                                         Pierpaolo Lazzaro

                                                                                                        Matr. 53535

 

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Anno Accademico 2003-2004

 


 

Ringraziamo l’amico Pierpaolo Lazzaro per averci permesso di pubblicare la sua tesi di Laurea su Giuseppe Vannicola. La pubblicheremo a puntate, visto il taglio innovativo e interessante del suo lavoro.

La redazione

 

Chi è Pierpaolo Lazzaro?

NOTA BIOGRAFICA

Pierpaolo Lazzaro nasce l’1 ottobre del 1979 a Catanzaro ma la sua città è stata da sempre Soverato. Docente di lettere, vive e lavora a Gallarate dal 2013. Ha pubblicato poesie e collaborato con testate giornalistiche.

Appassionato di musica rock e di atmosfere british ha vissuto per qualche tempo a Londra, dove ha lavorato e approfondito lo studio della lingua inglese.

Nel 2013 ha conseguito una seconda laurea, dopo quella in Lettere del 2004, in Tecniche neurofisiologiche.

Contatti:

cell: 349-1991457

pierpaololazzaro@pec.it

https://www.facebook.com/Pierpaolo-Lazzaro-scrittore-420482551414343/

https://incartapagine.wordpress.com/2013/09/28/131/

Alla ricerca dello spartito di “Forse”

 

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Silvano Tognacci l’aveva individuato in un archivio di Roma. Lo spartito a stampa di “Forse!”, composizione per Canto e Pianoforte.

Grazie al maestro Mirco Roverelli è stato possibile avere una copia di “Forse”, che Vannicola volle dedicare alle signorine Kerbaker.

E’ assolutamente inedita, pubblicata intorno a 1900, come da scheda OPAC che riproduciamo in parte:

Monografia Musica a stampa Vannicola, Giuseppe

Titolo della composizione: Forse! : pagine d’album per canto e pianoforte / di Giuseppe Vannicola

Editore: Firenze : Genesio Venturini, Ca 1900

5 p. ; 35 cm.

Biblioteca musicale governativa del Conservatorio di musica S. Cecilia – Roma –


 

A Milano, prime esperienze di scrittura: Trittico della Vergine

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Secondo capitolo della Tesi di Lucia Principi

su Giuseppe Vannicola

 

Terminata la vacanza lombarda, non ancora convivente con Olga, Vannicola si dirige a Milano, dove frequenta gli ambienti letterari e musicali. Le testimonianze, compresa quella di Filippo Tommaso Marinetti, lo vogliono primo violino alla Scala. L’incontro con il fondatore del movimento futurista avviene nella villa di Olcio, sul lago di Lecco, del commediografo e scrittore Enrico Annibale Butti ed è in quella cornice che lo ricorda Marinetti nell’In memoriam vannicoliano curato da Edwin Cerio: «Egli si manifestava allora in tutta la sua veemente appassionatissima giovinezza d’artista […]. Spesso deliziava le pause delle nostre notti consacrate allo spiritismo con delle inebrianti cavate del suo magistrale violino»22. Continua a leggere

Un ricordo di Rosso di San Secondo

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Pier Maria Rosso di San Secondo

Ringraziamo Edi Perino,

della Biblioteca del

Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino,

per averci inviato questo articolo.


L’IDEA NAZIONALE — Giovedì, 12 Agosto 1915

Vannicola è morto

Il fragore della storia martellata in grande ansia nella fucina delle nazioni, tra spire di vampe e aliti d’inferno in un atmosfera di carbone, non vieterà certa­mente a noi, di commuoverci all’annuncio della morte di persona in cui noi sa-pemmo una scintilla di quella non comune luce dello spirito, per la quale l’umanità inesorabilmente si divide in una maggioranza ed una minoranza, separate da un vallum incolmabile.

Il Vannicola era della minoranza. Se si dovesse giudicare dalla quantità dell’opera letteraria ch’egli lascia, dalla entità delle sue fatiche critiche, dal suo lavoro di traduttore, dagli articoli sparsi qua e là per fogli e riviste, gli uomini abituati alle merci sulle stadere alle barriere daziarie e all’ingresso dei mattatoi, il suo peso considererebbero trascurabile. Noi non cerchiamo, aguzzando lo sguardo, di cogliere il numero segnato dalla lancetta sulla lamina d’acciaio, e sappiamo che la merce imponderabile dello spirito non è commerciabile. L’esigua opera dell’ammalato Vannicola è anzi, anche per noi trascurabile in sè; ci vale però come l’indizio sicuro di un riconoscimento, il segno d’un passaggio terrestre, il cenno di colui che tra la moltitudine polverosa sull’enorme stradale, coglie la fogliolina dalla siepe e se la mette tra le labbra per distinzione.

Gli altri van raccattando, con occhi diffidenti i sassi per la loro gerla, pensando di trasformarli in oro più tardi; quegli, che per unico peso, ha l’assillante fastidio del suo male; debole, bisognoso, con sguardo di bimbo nel volto già vecchio, con mento di bimbo su collo già rugoso, con un sorriso da culla tra capelli tanto, tanto presto bianchi, quegli, più d’ogni altro in diritto di reclamare l’aiuto, non si ferma a raccattare nulla sullo stradale polveroso, anzi poi che soffoca tra la brancaglia, ecco, se non un ramoscello di siepe, almeno una fogliolina sola, che gli respiri un po’ di verde nel cuore, e un sorso di cielo per il passaggio terrestre.

E nemmeno l’ambizione di far sentire la propria superiorità. Indizi soltanto per quelli che son capaci d’intendere gl’indizi. Per colpire e trattenere un attimo lai moltitudine occorron razzi colorati e fuochi artificiali. Oh, povero malato, e a quale scopo bruciarsi le mani, ustionarsi le fibre del cuore per lo spasso dei rispettabile pubblico? Quando ancora poteva, provava sul violino accordi, tentava comparazioni, rievocava sospiri di anime lontane con l’esperienza delle corde. A contatto dei grandi affinava la sua sensibilità. Poi scriveva delicatissime pagine silenziose, svolgeva con mani leggere pieghe recondite dell’anima. E se bussava alla porta con nocche villane la realtà brutale e vigliacca, sospirava, ingozzando l’amaro, per risorridere, quantunque più melanconicamente.

Così trascorse le ore della sua vita, con una risonanza atmosferica intorno di suoni e di movenze sognanti; barriera, più che corazza, efficace per l’insulto della strada. Di città, in città, di contrada in contrada, così nostalgicamente, ramingando, con la sua fogliolina di siepe tra labbro e labbro, con i suoi occhi di bimbo, con il suo male distruttore.

Era di quelli, che ad onta d’ogni rabbioso tentativo che l’aridità sconfortevole della maggioranza ripete, tratto tratto, per un livellamento d’irreggimentazione, portava con sè viva la sua scintilla originaria, traverso tutte le angustie, le asperità, le caustiche arsure delle umiliazioni, sopportando cristianamente, cristianamente commiserando.

E’ morto a Capri, nel sole, fra l’azzurro del cielo e del mare; come conveniva.

Rosso di San Secondo


Qualche cadenza

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Ringraziamo la sig.ra Edi Perino, per averci inviato una bella scansione del rarissimo opuscolo custodito nel Fondo d’archivio Terenzio Grandi, nella Biblioteca del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di TorinoNe diamo la trascrizione completa, facendola precedere da quanto scrive Ferdinando Gerra, nel suo libro su Vannicola, a proposito di questa pubblicazione.


 

Da: Ferdinando Gerra, Musica, letteratura e mistica nel dramma di vita di Giuseppe Vannicola, 1876-1915 – La Revue du Nord e la Rivista Prose. Editore: Bardi, Roma, 1978. Pag. 110.

Uno scritto da non tralasciare per seguire l’evoluzione dello spirito del Vannicola sul finire di quell’anno 1908, è il lungo articolo intimamente autobiografico pubblicato nel fascicolo di settembre-ottobre 1908 della rivista Coenobium di Lugano, con il titolo Qualche cadenza. Pro domo.

Deludente bilancio della propria vita, ridotta ormai ad una forma di rassegnato isolamento dalla società che lo circonda, divenutagli del tutto indifferente. E non è senza significato che quelle pagine nelle quali spesso riaf­fiorano accenni ironici, ma con un’ironia di tono ben diversa da quella passata, siano state inviate ad una rivista letta in Italia solo da pochi, mentre avrebbe potuto pubblicarle sulla Vita lette­raria che aveva a Roma notevole diffusione. Quasi contempora­neamente (numero del 2 ottobre 1908) apparvero invece su quel periodico romano a firma del Vannicola, con lo stesso pretitolo Qualche cadenza¹ ed il titolo specifico Complicazioni ad Ester, alcune banali divagazioni bibliche sul Libro di Ester. Continua a leggere

Corrispondenza su Giuseppe Vannicola

 

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Giovanni Papini scrive a Novaro raccomandando due scritti di Giuseppe Vannicola, l’“Elsa abbandonata” e un breve apologo. Il direttore de “La Riviera” accetta l’ “Elsa” ma respinge “l’Apologo”.

Ringraziamo di cuore per aver voluto condividere questi documenti, Maria Novaro, Presidente della Fondazione Mario Novaro.

La Riviera Ligure era probabilmente l’unica rivista letteraria che aveva la non trascurabile buona abitudine di compensare le collaborazioni che venivano accettate.

Papini era solito farsi pagare in natura (l’ottimo Olio Sasso), mentre a Vannicola il compenso arrivò, graditissimo, per vaglia, alla Casa Lorenzana, ad Albano Laziale.

Silvano Tognacci e Paolo Pianigiani

la Riviera


La bambina guardava…

PAPINI_CON_MOGLIE_E_FIGLIE

Papini con la moglie Giacinta e le figlie, Gioconda e Viola

Papini secondo Viola tenerezze in famiglia

Da Repubblica, 5 Gennaio 2007

Giovanni Papini, uno e centomila. Il “seminatore di spavento” e il cattolico integrale, il filosofo e il memorialista, l’ infaticabile provocatore, pronto a salire sui treni di tutte le avanguardie, e il disincantato osservatore del costume. La cultura fiorentina e italiana della prima metà del Novecento non sarebbero state le stesse senza le sue riviste, da «Leonardo» a «Lacerba», la sua verve dinamitarda di esploratore del nuovo, il suo cattolicesimo sempre in odore di eresia. Continua a leggere