Francesco Meriano su Vannicola

-FRENCESCO-MERIANO

Francesco Meriano

Da “La Diana”,  Napoli, 30 Agosto del 2015, fascicolo 11, pag. 201

Quelli che partono

Per Giuseppe Vannicola

Giuseppe Vannicola era un superstite, una filiazione di quei bohèmiens parigini pieni d’ingegno e senza un soldo in tasca; vertiginosi amanti dell’impossibile; impenitenti sognatori; disertori convinti da tutto ciò che si chiama quieto vivere, agiatezza borghese, morale ben pensante. Porta via con sè le nostre ultime illusioni di giovini che credettero la vita palestra di tutte le libertà, campo sterminato aperto alle conquiste dell’intelligenza. Ci s’avvede che sognare è poco e meglio sarebbe picchiare; che bisogna lavorare a costruire il complemento dell’intelligenza, quello che manca al talento.


 

 

Da: Da “La Diana”,  Napoli, 15 Settembre del 2015, fascicolo 12, pag. 218

 

Per un artista scomparso

 

Non dimenticate Giuseppe Vannicola.

Non si licenzia Giuseppe Vannicola per un torto o perchè non è più.

Vogliamo leggere Vannicola.

L’opera di Vannicola è l’eredità d’un periodo chiuso, ed appartiene a noi.

Vogliamo rileggere Vannicola.

Vogliamo che si stampi Vannicola.

Non basta dire: non è il momento. In Italia l’arte non dev’esser mai fuori luogo.

Noi siamo di un’altr’epoca: e Vannicola non potrà farci che bene.

Apriamo sottoscrizioni; appelliamoci agli editori.

Vannicola non può scomparire così.

F.M.


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