Una recensione sincera…

hermes Vannicola

Per l’”Oblio”,  del M.° Brogi

da Hermes, Febbraio 1904, vol. 1, fasc. II. pag. 106

II giorno stesso d’una festa non si offre che dei fiori. Il domani è permesso offrire delle riflessioni. La festa che si fa per l’opera nuova di un giovine di vo­lontà e d’ingegno è cosa lieta, ma essa è anche, e sopratutto, cosa grave. Il primo giorno è giorno di letizia; il domani è giorno di gravità. Il primo giorno la letizia guarda l’opera così, come è; il domani la gravità contempla l’opera così, come non è, ma come dovrebbe essere.

Io ho già guardato l’ Oblio. Continua a leggere

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In margine all’evento romano su Vannicola…

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Più di nicchia di così non si può …

Silvano Tognacci

Martedì 15 maggio ho messo nello zainetto la mia copia tartufata del libro di Ferdinando Gerra su Vannicola e il formaggino fresco e scoppiettante prodotto dall’Università di Macerata con gli atti della “due giorni vannicoliana” del novembre 2015 e sono partito per Roma … dovevo esserci, perché Giuseppe Vannicola è il mio coinquilino silente di questi ultimi anni difficili. La cavalcata, prima ferroviaria e poi automobilistica, è terminata in piazza San Salvatore in Lauro, nei luoghi byroniani de “Il segno del comando”, in un luogo carico di storia per gli intraprendenti marchigiani che nei secoli scorsi studiavano a Roma, il Pio Sodalizio dei Piceni. Dopo un abbondante “quarto d’ora accademico” per recuperare dall’auto parcheggiata una riproduzione del ritratto di Vannicola ad uso selfie, al cospetto delle “Nozze di Cana” e sotto la protezione di Eugenio IV, i proff. Rino Caputo, Diego Poli, Andrea Lombardinilo e Andrea Gialloreto hanno parlato di Vannicola ad uno “sparuto manipolo di eroi” con eccellente grado di sintesi e suggestioni molto interessanti; sono anche intervenuti, il Sindaco di Montegiorgio Dott. Armando Benedetti, il Sindaco di Porto Sant’Elpidio Dott. Nazareno Franchellucci, il Sig. Mario Liberati, il Sig. Dante Beleggia e il Gen. Alessandro Gentili. Il Prof. Caputo ha ricordato il tuffo nel fossato di F.T.Marinetti, l’incidente stradale più importante della storia letteraria d’Italia e quando il Prof. Poli ha citato Mattia Corvino ho pensato all’affresco nel Tempio Malatestiano di Rimini con la mappa dell’America del Nord fatta prima che Innocenzo VIII scoprisse l’America, riflettendo sui tanti Diogene che nei sotterranei della Storia cercano di illuminare gli antri della Verità negata e si battono con coraggio contro i malvagi paladini della Verità dicibile.  Il Prof. Gialloreto, ha giustamente contestualizzato l’esperienza di Vannicola nella mistica e nella sofferenza, scintille creative indispensabili alla creazione … non è mai capitato che a pancia piena qualcuno abbia fatto un capolavoro.

Vannicola soffriva e viveva, viveva e soffriva, ma sempre alla ricerca di musica nelle parole, anche lui come Dino Campana, “gli ultimi orfici”, così ha ricordato il Prof. Poli … persone così sensibili non dovrebbero mai essere lasciate sole, hanno un bisogno vitale di palcoscenico per interpretare la loro musica dell’Anima … talento e genialità scorreva nelle loro vene “aznavourianamente parlando”; “con tenerezza e con furore” hanno cavalcato la tigre dell’esistenza fino a quando hanno potuto, come scriveva Vannicola ad un amico: “… Nel quale caso, non sarò neppure io che abbandono la vita, la vita che adoro morbosamente freneticamente anche da questo letto di dolori, ma sarà la vita che mi abbandonerà, amante deliziosa e crudele, ai cui capricci non bisogna tenere il broncio”. Sotto l’attenta conduzione del Prof. Lombardinilo mi è stato concesso di intervenire per ricordare Giuseppe Vannicola con le parole di Francesco Meriano apparse su La Diana il 15 settembre 1915 e per annunciare il mio impegno ad organizzare una giornata di studi vannicoliani a Novafeltria (Rimini) con esposizione delle preziose edizioni della Collezione Dante Beleggia. Giusto il tempo di fare del pettegolezzo sulla recente uscita editoriale dell’opera omnia di Vannicola ( un algido mattoncino di 600 pagine, affascinante come un tavolo da obitorio e con un titolo agghiacciante) e il flash mob era finito … abbiamo ricordato un uomo solo e dimenticato che fu musicista, poeta, scrittore, dandy, affabulatore, flaneur e per un momento ho sentito nel mio cuore le parole che urlano agitando le loro sciarpe i tifosi del Liverpool : “… va avanti, va avanti / con la speranza nel tuo cuore / e non camminerai mai da solo / non camminerai mai da solo “. You’ll never walk alone, Mr. Vannicola.

 


Giuseppe Vannicola: La morte di Isotta

Agosto – Ottobre 1907

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Ringraziamo l’amico Mario Melillo per aver condiviso con noi alcune “perle” del suo archivio.

PROSE

RIVISTA D’ARTE E DI IDEE

 Direttore : GIUSEPPE VANNICOLA

  SOMMARIO:

F. COPPOLA – I semplicisti della libertà – G. VANNICOLA – La morte d’Isotta – A. de RINALDIS – Dell’idea di decadenza nell’arte italiana —G. AMENDOLA – Il primo sinottico del Pragmatismo —A. PAUL – Gli amori di Krischaa (dal Vischnuranam) — W. Goethe – Sprüche in Prosa – CURRENTI CALAMO :  Notizie dall’Italia — Figurini estetici – Ahimè! i poeti… – Leonardiana ultima – Buddismo e Cristianesimo.

 

C O S T A UNA LIRA

 

9 PIAZZA DI SPAGNA – ROMA – PIAZZA DI SPAGNA 9 Continua a leggere

La bambina guardava…

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Papini con la moglie Giacinta e le figlie, Gioconda e Viola

Papini secondo Viola tenerezze in famiglia

Da Repubblica, 5 Gennaio 2007

Giovanni Papini, uno e centomila. Il “seminatore di spavento” e il cattolico integrale, il filosofo e il memorialista, l’ infaticabile provocatore, pronto a salire sui treni di tutte le avanguardie, e il disincantato osservatore del costume. La cultura fiorentina e italiana della prima metà del Novecento non sarebbero state le stesse senza le sue riviste, da «Leonardo» a «Lacerba», la sua verve dinamitarda di esploratore del nuovo, il suo cattolicesimo sempre in odore di eresia. Continua a leggere

Giuseppe Vannicola e le condizioni della vita teatrale a Roma

Giuseppe-Prezzolini

Da La Voce, 5 Maggio 1910

 

Le condizioni della vita teatrale a Roma sono, da quanto ho saputo da varie persone, assai deplorevoli. Per ora la Voce non ne può parlare a lungo. È nostra intenzione farlo presto ; e intanto pubblichiamo la seguente lettera di Giuseppe Vannicola diretta a Domenico Oliva, indice di quelle condizioni che deploriamo:

Albano Laziale, 1 Maggio 1910

Onorevole Signore,

Con lettera del 20 giugno 1909, l’avv. Gino Pierantoni mi annunziava che il Comitato di Lettura del Teatro Stabile di Roma, aveva accettata la mia Elsa abbandonata, la quale sarebbe stata recitata “entro la stagione 1909-1910”.
Senza tale annunzio ufficiale, ripetuto poi dai giornali, io avrei pubblicato il mio lavoro in volume; ma, poiché si dice che le scene richiedono soltanto dell’inedito e che la maggiore attrattiva del teatro è la sorpresa, mi rassegnai a non svelarne il contenuto che a pochissimi intimi, per non perdere ogni speranza di rappresentazione.
La mia rassegnazione nondimeno fu vana, giacchè la stagione “1909-1910 “ è decorsa, e tutte le novità annunziate sono state regolarmente eseguite, – e persino quelle non mai annunziate, alcune fra le quali hanno veramente “ sorpreso “ – tutte, tranne appunto la mia.
Prevedendo vagamente simile soluzione, io mi rivolsi a Lei perché, come Presidente della Società degli Autori di Roma, volesse tutelare il mio diritto. Ma Ella pur promettendomelo con parole tali che mi sono rimaste sul cuore come un sospiro sospeso, non ha creduto opportuno di farlo smentendo nel mio caso non so quale decantata inclinazione, da parte sua, verso i  “giovani”.
In questo, e siamo d’accordo, Ella non a perduto che un’altra occasione, fra le tante, d’indulgere come sa Lei, speciosamente sorridendo, in una delle sue venerabili prose ad libitum; – io, però vi ho perduto qualcosa che all’età mia significa tutto: il tempo; – e se il tempo per alcuni non è danaro, per altri può valere di più, infinitamente di più …
Per cui non mi sembra più opportuno di appartenere alla Società degli Autori di Roma, e se ne do pubblicamente le dimissioni, è perché pubblicamente mi venne arrecato un danno morale (soprattutto morale) che l’esponente di quella Società aveva il dovere di farmi evitare.

 Rimango però ugualmente rispettosamente suo

G. VANNICOLA


Alberto Viviani: Ombre del mio tempo

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Ombre del mio tempo

Memorie di vita letteraria

CASA EDITRICE BIETTI, MILANO

 

VI.

Gli ultimi «orfici»

Giuseppe Vannicola – Ernesto Ragazzoni – Dino Campana

 

Uno degli ultimi scapigliati italiani è stato Giuseppe Vannicola. Lo conobbi nel 1913 a Firenze nel caffè delle « Giubbe Rosse » quan­do ormai non gli rimanevano che due anni appena di vita.

Musicista poeta e giornalista, ridotto dal­l’artrite deformante a una pietosa rovina, con­duceva l’esistenza tra le camere di affitto non pagate e l’ospedale, sempre fedelmente segui­to dalla vecchia cagnetta « Paquette » che ar­monizzava il suo passo con quello penoso del padrone.

Negatogli dal male anche il sollievo del son­no, Vannicola trascorreva le notti fino all’alba tra le « Giubbe Rosse », il Caffè Paszkowsky e la Trattoria di Lapi, alternando bicchieri di vino bianco al filtro dell’assenzio quando amici stranieri di passaggio a Firenze lo invitava­no festosi in loro compagnia. Da solo si im­malinconiva, curvo e rattrappito, centellinan­do le interminabili ore insieme all’unica taz­zina di caffè. Continua a leggere

Silvano Salvadori: Beethoven e Vannicola

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Leggendo l’esaltazione del genio di Beethoven di Vannicola non può non venire in mente il monumento che Klinger gli eresse, dopo diciassette anni di lavoro, e che fu oggetto di tanta venerazione da essere al centro di un’apposita esposizione nel 1902 nel Palazzo della Secessione di Vienna. Fu un evento di “arte totale”: Hoffmann predispose la scenografia, Klimt dipinse il fregio ispirato all’, Malher ne diresse l’esecuzione mentre Isidora Duncan ballava. Il regno della musica proclamava il suo primato sulle arti come manifestazione diretta dello Spirito. Continua a leggere