A Milano, prime esperienze di scrittura: Trittico della Vergine

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Secondo capitolo della Tesi di Lucia Principi

su Giuseppe Vannicola

 

Terminata la vacanza lombarda, non ancora convivente con Olga, Vannicola si dirige a Milano, dove frequenta gli ambienti letterari e musicali. Le testimonianze, compresa quella di Filippo Tommaso Marinetti, lo vogliono primo violino alla Scala. L’incontro con il fondatore del movimento futurista avviene nella villa di Olcio, sul lago di Lecco, del commediografo e scrittore Enrico Annibale Butti ed è in quella cornice che lo ricorda Marinetti nell’In memoriam vannicoliano curato da Edwin Cerio: «Egli si manifestava allora in tutta la sua veemente appassionatissima giovinezza d’artista […]. Spesso deliziava le pause delle nostre notti consacrate allo spiritismo con delle inebrianti cavate del suo magistrale violino»22. Continua a leggere

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Lucia Principi: una Tesi per Vannicola

La redazione ringrazia la dott.ssa Lucia Principi per averci permesso di pubblicare a puntate la sua Tesi su Giuseppe Vannicola. Ricordiamo Giuseppe nel giorno della sua scomparsa, oggi 10 Agosto; 102 anni fa se ne andava, guardando il sole, appoggiando il suo dolore sull’antico muretto in fronte al diafano mare di Capri.

Paolo Pianigiani e Silvano Tognacci

 

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DIPARTIMENTO DEGLI STUDI UMANISTICI

CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN FILOLOGIA CLASSICA E MODERNA CLASSE LM-14

TESI DI LAUREA IN

LETTERATURA ITALIANA

PROFILO CRITICO DI GIUSEPPE VANNICOLA (1876-1915)

Relatore                                                     Chiar.ma Prof.ssa Laura Melosi
Laureanda                                                                                  Lucia Principi
ANNO ACCADEMICO                  2015/2016

 

Indice

1.1  Ritratto di un bohémien ………………………………………………………………………..p.  5

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Giuseppe Vannicola: La morte di Isotta

Agosto – Ottobre 1907

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Ringraziamo l’amico Mario Melillo per aver condiviso con noi alcune “perle” del suo archivio.

PROSE

RIVISTA D’ARTE E DI IDEE

 Direttore : GIUSEPPE VANNICOLA

  SOMMARIO:

F. COPPOLA – I semplicisti della libertà – G. VANNICOLA – La morte d’Isotta – A. de RINALDIS – Dell’idea di decadenza nell’arte italiana —G. AMENDOLA – Il primo sinottico del Pragmatismo —A. PAUL – Gli amori di Krischaa (dal Vischnuranam) — W. Goethe – Sprüche in Prosa – CURRENTI CALAMO :  Notizie dall’Italia — Figurini estetici – Ahimè! i poeti… – Leonardiana ultima – Buddismo e Cristianesimo.

 

C O S T A UNA LIRA

 

9 PIAZZA DI SPAGNA – ROMA – PIAZZA DI SPAGNA 9 Continua a leggere

Vittorio d’Aste su Lionello Balestrieri

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L’OPERA DI

LIONELLO BALESTRIERI

Premessa critica di Vittorio d’Aste

Firenze : Edizione di Giannini & Giovannelli, [1 9..?]

 

Se esprimersi esprimere è vivere, il Pittore Lionello Balestrieri, nato a Cetona il 12 settembre del 1872, ha una vita intensa, tutta ricca di una singolare ventura, di una originale espressione.

Non ostante la clamorosa disposizione all’arte, le casalinghe ristrettezze gli impedirono di avviarsi subito agli studi regolari per alimentare e disciplinare il fuoco del suo genuino talento. Covando la bella fiamma nella trepidazione dei primi sogni do­vette così passare nel paese natio quindici anni della vita sfo­gandosi con la gioia dell’innocenza a disegnare e a dipingere, maestro di se stesso, obbedendo ardente alla passionalità istin­tiva, alla prepotente interiorità creatrice. In Cetona, che adesso è orgogliosa della gloria che ne illumina la schiva fronte, tutti ricordano come egli tentasse trasognato i freschi estri dell’ado­lescenza dipingendo nelle botteghe dei carrai sui pannelli dei carri rossi, che son le berline dei bovi, mosse figure e motivi allegorici. Continua a leggere

Un ricordo di Rosso di San Secondo

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Pier Maria Rosso di San Secondo

Ringraziamo Edi Perino,

della Biblioteca del

Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino,

per averci inviato questo articolo.


L’IDEA NAZIONALE — Giovedì, 12 Agosto 1915

Vannicola è morto

Il fragore della storia martellata in grande ansia nella fucina delle nazioni, tra spire di vampe e aliti d’inferno in un atmosfera di carbone, non vieterà certa­mente a noi, di commuoverci all’annuncio della morte di persona in cui noi sa-pemmo una scintilla di quella non comune luce dello spirito, per la quale l’umanità inesorabilmente si divide in una maggioranza ed una minoranza, separate da un vallum incolmabile.

Il Vannicola era della minoranza. Se si dovesse giudicare dalla quantità dell’opera letteraria ch’egli lascia, dalla entità delle sue fatiche critiche, dal suo lavoro di traduttore, dagli articoli sparsi qua e là per fogli e riviste, gli uomini abituati alle merci sulle stadere alle barriere daziarie e all’ingresso dei mattatoi, il suo peso considererebbero trascurabile. Noi non cerchiamo, aguzzando lo sguardo, di cogliere il numero segnato dalla lancetta sulla lamina d’acciaio, e sappiamo che la merce imponderabile dello spirito non è commerciabile. L’esigua opera dell’ammalato Vannicola è anzi, anche per noi trascurabile in sè; ci vale però come l’indizio sicuro di un riconoscimento, il segno d’un passaggio terrestre, il cenno di colui che tra la moltitudine polverosa sull’enorme stradale, coglie la fogliolina dalla siepe e se la mette tra le labbra per distinzione.

Gli altri van raccattando, con occhi diffidenti i sassi per la loro gerla, pensando di trasformarli in oro più tardi; quegli, che per unico peso, ha l’assillante fastidio del suo male; debole, bisognoso, con sguardo di bimbo nel volto già vecchio, con mento di bimbo su collo già rugoso, con un sorriso da culla tra capelli tanto, tanto presto bianchi, quegli, più d’ogni altro in diritto di reclamare l’aiuto, non si ferma a raccattare nulla sullo stradale polveroso, anzi poi che soffoca tra la brancaglia, ecco, se non un ramoscello di siepe, almeno una fogliolina sola, che gli respiri un po’ di verde nel cuore, e un sorso di cielo per il passaggio terrestre.

E nemmeno l’ambizione di far sentire la propria superiorità. Indizi soltanto per quelli che son capaci d’intendere gl’indizi. Per colpire e trattenere un attimo lai moltitudine occorron razzi colorati e fuochi artificiali. Oh, povero malato, e a quale scopo bruciarsi le mani, ustionarsi le fibre del cuore per lo spasso dei rispettabile pubblico? Quando ancora poteva, provava sul violino accordi, tentava comparazioni, rievocava sospiri di anime lontane con l’esperienza delle corde. A contatto dei grandi affinava la sua sensibilità. Poi scriveva delicatissime pagine silenziose, svolgeva con mani leggere pieghe recondite dell’anima. E se bussava alla porta con nocche villane la realtà brutale e vigliacca, sospirava, ingozzando l’amaro, per risorridere, quantunque più melanconicamente.

Così trascorse le ore della sua vita, con una risonanza atmosferica intorno di suoni e di movenze sognanti; barriera, più che corazza, efficace per l’insulto della strada. Di città, in città, di contrada in contrada, così nostalgicamente, ramingando, con la sua fogliolina di siepe tra labbro e labbro, con i suoi occhi di bimbo, con il suo male distruttore.

Era di quelli, che ad onta d’ogni rabbioso tentativo che l’aridità sconfortevole della maggioranza ripete, tratto tratto, per un livellamento d’irreggimentazione, portava con sè viva la sua scintilla originaria, traverso tutte le angustie, le asperità, le caustiche arsure delle umiliazioni, sopportando cristianamente, cristianamente commiserando.

E’ morto a Capri, nel sole, fra l’azzurro del cielo e del mare; come conveniva.

Rosso di San Secondo


Qualche cadenza

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Ringraziamo la sig.ra Edi Perino, per averci inviato una bella scansione del rarissimo opuscolo custodito nel Fondo d’archivio Terenzio Grandi, nella Biblioteca del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di TorinoNe diamo la trascrizione completa, facendola precedere da quanto scrive Ferdinando Gerra, nel suo libro su Vannicola, a proposito di questa pubblicazione.


 

Da: Ferdinando Gerra, Musica, letteratura e mistica nel dramma di vita di Giuseppe Vannicola, 1876-1915 – La Revue du Nord e la Rivista Prose. Editore: Bardi, Roma, 1978. Pag. 110.

Uno scritto da non tralasciare per seguire l’evoluzione dello spirito del Vannicola sul finire di quell’anno 1908, è il lungo articolo intimamente autobiografico pubblicato nel fascicolo di settembre-ottobre 1908 della rivista Coenobium di Lugano, con il titolo Qualche cadenza. Pro domo.

Deludente bilancio della propria vita, ridotta ormai ad una forma di rassegnato isolamento dalla società che lo circonda, divenutagli del tutto indifferente. E non è senza significato che quelle pagine nelle quali spesso riaf­fiorano accenni ironici, ma con un’ironia di tono ben diversa da quella passata, siano state inviate ad una rivista letta in Italia solo da pochi, mentre avrebbe potuto pubblicarle sulla Vita lette­raria che aveva a Roma notevole diffusione. Quasi contempora­neamente (numero del 2 ottobre 1908) apparvero invece su quel periodico romano a firma del Vannicola, con lo stesso pretitolo Qualche cadenza¹ ed il titolo specifico Complicazioni ad Ester, alcune banali divagazioni bibliche sul Libro di Ester. Continua a leggere

Corrispondenza su Giuseppe Vannicola

 

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Giovanni Papini scrive a Novaro raccomandando due scritti di Giuseppe Vannicola, l’“Elsa abbandonata” e un breve apologo. Il direttore de “La Riviera” accetta l’ “Elsa” ma respinge “l’Apologo”.

Ringraziamo di cuore per aver voluto condividere questi documenti, Maria Novaro, Presidente della Fondazione Mario Novaro.

La Riviera Ligure era probabilmente l’unica rivista letteraria che aveva la non trascurabile buona abitudine di compensare le collaborazioni che venivano accettate.

Papini era solito farsi pagare in natura (l’ottimo Olio Sasso), mentre a Vannicola il compenso arrivò, graditissimo, per vaglia, alla Casa Lorenzana, ad Albano Laziale.

Silvano Tognacci e Paolo Pianigiani

la Riviera


La bambina guardava…

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Papini con la moglie Giacinta e le figlie, Gioconda e Viola

Papini secondo Viola tenerezze in famiglia

Da Repubblica, 5 Gennaio 2007

Giovanni Papini, uno e centomila. Il “seminatore di spavento” e il cattolico integrale, il filosofo e il memorialista, l’ infaticabile provocatore, pronto a salire sui treni di tutte le avanguardie, e il disincantato osservatore del costume. La cultura fiorentina e italiana della prima metà del Novecento non sarebbero state le stesse senza le sue riviste, da «Leonardo» a «Lacerba», la sua verve dinamitarda di esploratore del nuovo, il suo cattolicesimo sempre in odore di eresia. Continua a leggere