Una recensione sincera…

hermes Vannicola

Per l’”Oblio”,  del M.° Brogi

da Hermes, Febbraio 1904, vol. 1, fasc. II. pag. 106

II giorno stesso d’una festa non si offre che dei fiori. Il domani è permesso offrire delle riflessioni. La festa che si fa per l’opera nuova di un giovine di vo­lontà e d’ingegno è cosa lieta, ma essa è anche, e sopratutto, cosa grave. Il primo giorno è giorno di letizia; il domani è giorno di gravità. Il primo giorno la letizia guarda l’opera così, come è; il domani la gravità contempla l’opera così, come non è, ma come dovrebbe essere.

Io ho già guardato l’ Oblio.

L’attualità mi obbliga oggi a non arrivare che al domani, al giorno delle ri­flessioni, al giorno della gravità, al giorno della contemplazione. Inganno estetico e fatica di artifizio: ecco l’Oblio.

Un’esaltazione rumorosa e velenosa tiene le corde del giovine maestro; ma sotto lo sfolgorio immane, non creatura di vita, sì bene ombra vacillante e livida, freddo e secco fantasma coperto d’ un istrumentnle sontuoso e clamoroso, gonfio di tutta la retorica spavalderia di tinte consueta alla miseria vanagloriosa di certi nostri maestri odierni.

Eppure, qualche bellezza inserta qua e là nei tre atti dell’ Oblio, mostra come il Brogi sia un artista raffinato, una natura aristocraticissima, degno di camminare sopra un talon rouge ; ma con l’aria ch’egli ha respirata s’é inoculato nel suo sangue il contagio di questa nostra ultima musica di superfice, senza ne sentimento, né passione, né entusiasmo, né ideale, né accorgimento, né riflessione, ne profon­dità; musica che sta alla Musica come la coloritura delle carte geografiche sta alla Pittura.

C’é in quest’opera una figura musicale, la figura d’Ivella, disegnata con un tocco delicatissimo, con una maniera sensibile e profonda. E tutto il terzo atto — dopo un preludio di bella eloquenza dove il Brogi, quasi inconsapevole di sé me­desimo, lascia che la propria ebrezza si svolga e scrosci, e mormori, e odori e canti — tutto il terzo atto, aureolato d’anima e d’ingegno, mostra nel Brogi l’artista la cui fronte è già segnata alle vittorie.

Ma l’opera, nel complesso, non è un organismo fortemente costrutto, come di creatura viva, E non è notevole né per originalità d’idea musicale, né per splen­didezza di stile armonico, né per calore  di  pittura istrumentale. Opera convulsa d’ esagerazioni superficiali e meccaniche; opera, sopratutto, non sincera, e, però, non comunicativa.

Opera dunque che non avrà che il tempo di apparire.

Per queste parole, la mia figura apparirà torva e grifagna agli occhi del M.° Brogi, che l’opera sua crebbe all’albore de’ suoi studi, in lunghi giorni di fatica immite.

In penso, però, che innanzi al lavoro d’un giovine valoroso d’intenti e di possibilità, quale la mostra il Brogi, bisogna certamente inchinarsi con rispetto; ma che bisogna, sopratutto, inchinarsi con libertà di giudizio e con franchezza di parola.

La lusinga è una mancanza di rispetto contro la quale, colui che medita sull’ opera d’arte e la contempla con occhio limpido, deve alzarsi sdegnato e pren­dere le difese dell’artefice, onde questo non si lasci soffocare in quella sonnacchiosa vellicatura d’amor proprio in cui, certi gazzettieri pigri d’idea e di grammatica, sogliono avvolgere ogni giovine ingegno come nell’invincibile tunica di Deianira.

Giuseppe Vannicola.

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