In margine all’evento romano su Vannicola…

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Più di nicchia di così non si può …

Silvano Tognacci

Martedì 15 maggio ho messo nello zainetto la mia copia tartufata del libro di Ferdinando Gerra su Vannicola e il formaggino fresco e scoppiettante prodotto dall’Università di Macerata con gli atti della “due giorni vannicoliana” del novembre 2015 e sono partito per Roma … dovevo esserci, perché Giuseppe Vannicola è il mio coinquilino silente di questi ultimi anni difficili. La cavalcata, prima ferroviaria e poi automobilistica, è terminata in piazza San Salvatore in Lauro, nei luoghi byroniani de “Il segno del comando”, in un luogo carico di storia per gli intraprendenti marchigiani che nei secoli scorsi studiavano a Roma, il Pio Sodalizio dei Piceni. Dopo un abbondante “quarto d’ora accademico” per recuperare dall’auto parcheggiata una riproduzione del ritratto di Vannicola ad uso selfie, al cospetto delle “Nozze di Cana” e sotto la protezione di Eugenio IV, i proff. Rino Caputo, Diego Poli, Andrea Lombardinilo e Andrea Gialloreto hanno parlato di Vannicola ad uno “sparuto manipolo di eroi” con eccellente grado di sintesi e suggestioni molto interessanti; sono anche intervenuti, il Sindaco di Montegiorgio Dott. Armando Benedetti, il Sindaco di Porto Sant’Elpidio Dott. Nazareno Franchellucci, il Sig. Mario Liberati, il Sig. Dante Beleggia e il Gen. Alessandro Gentili. Il Prof. Caputo ha ricordato il tuffo nel fossato di F.T.Marinetti, l’incidente stradale più importante della storia letteraria d’Italia e quando il Prof. Poli ha citato Mattia Corvino ho pensato all’affresco nel Tempio Malatestiano di Rimini con la mappa dell’America del Nord fatta prima che Innocenzo VIII scoprisse l’America, riflettendo sui tanti Diogene che nei sotterranei della Storia cercano di illuminare gli antri della Verità negata e si battono con coraggio contro i malvagi paladini della Verità dicibile.  Il Prof. Gialloreto, ha giustamente contestualizzato l’esperienza di Vannicola nella mistica e nella sofferenza, scintille creative indispensabili alla creazione … non è mai capitato che a pancia piena qualcuno abbia fatto un capolavoro.

Vannicola soffriva e viveva, viveva e soffriva, ma sempre alla ricerca di musica nelle parole, anche lui come Dino Campana, “gli ultimi orfici”, così ha ricordato il Prof. Poli … persone così sensibili non dovrebbero mai essere lasciate sole, hanno un bisogno vitale di palcoscenico per interpretare la loro musica dell’Anima … talento e genialità scorreva nelle loro vene “aznavourianamente parlando”; “con tenerezza e con furore” hanno cavalcato la tigre dell’esistenza fino a quando hanno potuto, come scriveva Vannicola ad un amico: “… Nel quale caso, non sarò neppure io che abbandono la vita, la vita che adoro morbosamente freneticamente anche da questo letto di dolori, ma sarà la vita che mi abbandonerà, amante deliziosa e crudele, ai cui capricci non bisogna tenere il broncio”. Sotto l’attenta conduzione del Prof. Lombardinilo mi è stato concesso di intervenire per ricordare Giuseppe Vannicola con le parole di Francesco Meriano apparse su La Diana il 15 settembre 1915 e per annunciare il mio impegno ad organizzare una giornata di studi vannicoliani a Novafeltria (Rimini) con esposizione delle preziose edizioni della Collezione Dante Beleggia. Giusto il tempo di fare del pettegolezzo sulla recente uscita editoriale dell’opera omnia di Vannicola ( un algido mattoncino di 600 pagine, affascinante come un tavolo da obitorio e con un titolo agghiacciante) e il flash mob era finito … abbiamo ricordato un uomo solo e dimenticato che fu musicista, poeta, scrittore, dandy, affabulatore, flaneur e per un momento ho sentito nel mio cuore le parole che urlano agitando le loro sciarpe i tifosi del Liverpool : “… va avanti, va avanti / con la speranza nel tuo cuore / e non camminerai mai da solo / non camminerai mai da solo “. You’ll never walk alone, Mr. Vannicola.

 


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