Lucia Principi: una Tesi per Vannicola

La redazione ringrazia la dott.ssa Lucia Principi per averci permesso di pubblicare a puntate la sua Tesi su Giuseppe Vannicola. Ricordiamo Giuseppe nel giorno della sua scomparsa, oggi 10 Agosto; 102 anni fa se ne andava, guardando il sole, appoggiando il suo dolore sull’antico muretto in fronte al diafano mare di Capri.

Paolo Pianigiani e Silvano Tognacci

 

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DIPARTIMENTO DEGLI STUDI UMANISTICI

CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN FILOLOGIA CLASSICA E MODERNA CLASSE LM-14

TESI DI LAUREA IN

LETTERATURA ITALIANA

PROFILO CRITICO DI GIUSEPPE VANNICOLA (1876-1915)

Relatore                                                     Chiar.ma Prof.ssa Laura Melosi
Laureanda                                                                                  Lucia Principi
ANNO ACCADEMICO                  2015/2016

 

Indice

1.1  Ritratto di un bohémien ………………………………………………………………………..p.  5

1.2  A Milano, prime esperienze di scrittura: Trittico della Vergine…………….p.  9

1.3 Sonata Patetica, autobiografia in prosa ………………………………………………p.  13

2.1  Il primo soggiorno fiorentino. La «Revue du Nord» …………………………..p.  20

2.2 De profundis clamavi ad te……………………………………………………………………..p.  23

2.3  Roma e il suo ambiente culturale ………………………………………………………..p.  33

2.4  Misticismo e simbolismo: Da un velo e Corde della grande lira……………..p.  37

3.1  «Prose, rivista d’arte e di idee» …………………………………………………………p.  43

3.2 Mistica della musica e La ballata della prigione di Reading………………….p.  45

3.4  Il mito di Laforgue: Salome, Eterna Ofelia, La morte d’Isotta…………….p.  54

3.5  Il canto del cigno: Oltre Wagner e Un’anima pagana………………………….p.  63

4.1  Dopo «Prose» …………………………………………………………………………………………..p.  68

4.2 Distacco, liturgia della terza persona…………………………………………………….p.  74

4.3  A proposito di Manìa suicida e de L’eredità di Saffo……………………………p.  84

4.4 Qualche cadenza. Pro domo……………………………………………………………………p.  89

5.1  L’addio a Olga. Tra Ischia, Roma e Milano ………………………………………….p.  95

5.2 Elsa l’abbandonata e Le condizioni della vita teatrale a Roma………………p.  100

5.3  La rinascita di «Prose»: Arte d’eccezione………………………………………………p.  111

5.4 Il veleno………………………………………………………………………………………………….p.  119

6.1  Il declino. D’Annunzio e Hello ………………………………………………………………p.  127

6.2  L’accusa di plagio …………………………………………………………………………………..p.  137

6.3  Alla Colonia Arnaldi di Uscio ………………………………………………………………..p.  145

6.4  L’ultimo atto a Napoli ……………………………………………………………………………p.  152

Bibliografia ………………………………………………………………………………………………..p.  169


 

1.1 Ritratto di un bohémien

Musicista e scrittore, giornalista e traduttore, Giuseppe Vannicola è una delle figure di primo piano nella vivace scena culturale del primo Novecento italiano. Amico di Giovanni Papini e Filippo Tommaso Marinetti, di Giovanni Amendola e André Gide, vicinissimo, e per certi versi quasi anticipatore, del futurismo e del crepuscolarismo, strettamente legato al simbolismo di impronta francese. Una figura d’eccezione, poliedrica e sopra le righe, nella scrittura quanto nelle esperienze di vita reale, un animo errante e vagabondo sospinto da una furia creatrice ma infine autodistruttrice. Un uomo e un artista tanto ispirato da non essere compreso, esiliato dal suo e dal nostro tempo, scivolato nel limbo ove vengono relegati gli spiriti senza dimora. «Definire una cosa è sempre limitarla», dichiarava in uno dei suoi ultimi scritti, Introduzione alla musica1 e di certo, nel farlo, sapeva che questo pensiero era valido tanto per le note musicali quanto per la sua persona, anzi, personaggio. Definire Vannicola, chiuderlo entro confini precisati sarebbe impossibile e offensivo. Ricordato come ultimo bohémien d’Italia, il poeta-musico ha espresso, nelle sue contraddizioni mistico-pagane, nei suoi eccessi bulimici, nella sua sete di vita, la crisi di identità di un’intera generazione di fin de siécle. I suoi coetanei non furono particolarmente bravi nel tramandarne un’immagine realistica, e agli eccessi in negativo, intenti a evidenziarne solo l’aspetto cadaverico e cencioso, si alternano rivisitazioni infarcite di quel gusto romantico che ne fanno quasi il protagonista di un romanzo. «La sua vita, la sua figura, la sua maschera furono di per sé opere d’arte non scritte – e che non si dimenticheranno»2 annota Papini, uno dei più cari compagni di avventura di Vannicola e una delle voci più loquaci nel narrarne l’epopea, «d’un genere bizzarro, che in Italia non va molto – ma chi le sapesse capire e rendere non se ne pentirebbe»3. Stando agli Atti del comune di Montegiorgio (Ascoli Piceno) Giuseppe Vannicola nasce nella città marchigiana il 18 novembre 18764, unico figlio di una famiglia modesta originaria di Roma, dove infatti fa ritorno tra il 1879 e il 1880. Del padre, Daniele, è ancora Papini a fornire un breve ritratto:

L’ho conosciuto: era un uomo eccellente, uomo di cuore: affettuoso e generoso, tranquillo e posato, come erano i buoni romani di quei tempi: non si occupava di politica e neanche di letteratura e il suo maggior piacere, quando incontrava un amico, era quello d’invitarlo fuor di porta per passare un paio d’ore dinanzi a una tavola apparecchiata. Voleva un gran bene al suo figliolo e per lui fece tutti i sacrifici possibili: perfino star lontano da Roma.5

Di mestiere ufficiale dell’esercito dello Stato Pontificio, Daniele Vannicola era uno di quegli uomini che ancora nel 1904, racconta Giuseppe Prezzolini, «chiama[va] gl’Italiani invasori e briganti piemontesi…»6. La moglie, Utilia Menghi, donna mite e riservata, rimarrà per tutta la vita un punto di riferimento per il figlio, con il quale condivideva «gli occhi grigi e luminosi»7  e al quale sopravviverà diversi anni.  Fin da bambino Vannicola dimostra una spiccata propensione alla musica e, ancora in tenera età, inizia a frequentare il corso di violino presso l’Accademia romana di Santa Cecilia. Tra i documenti della Biblioteca musicale governativa del Conservatorio è oggi custodito l’unico esempio a stampa delle giovani velleità compositive di Vannicola, Forse! Pagine d’album per canto e pianoforte8, scritto non datato ma di certo collocabile al periodo romano. Nel 1892 si trasferisce al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, dove viene ammesso come allievo del corso di violino. Stando a quanto trascritto nella cartella della Segreteria del Conservatorio napoletano a lui dedicata, il giovane musicista viene promosso nel 1896 all’ultimo anno «senza esame per merito di punti»9. Prossimo a ottenere, dunque, e con gran successo, il diploma di professore di violino, alla vigilia del corso 1896-1897 Vannicola inspiegabilmente abbandona gli studi e, dopo una breve sosta a Roma dai genitori parte alla volta di Parigi. Qui divide l’alloggio con Lionello Balestrieri, pittore di Cetona (Siena) che aveva frequentato l’istituto di Belle Arti di Napoli negli stessi anni in cui Vannicola studiava al Conservatorio, e che si era poi trasferito nella capitale francese, sistemandosi in una soffitta di un grande palazzo popolare. I due, «poveri ma giovani e allegri, intonavano la loro vita cantando la Bohème di Puccini»10, consacrando la loro esistenza all’arte e alla musica, tra «gran discussioni, gran suonate di violino e di pianoforte, preso in affitto e…mai pagato»11. È durante questo primo soggiorno parigino che Vannicola viene iniziato ai piaceri, mai più abbandonati, di fumo, alcool e assenzio, ma anche introdotto nel raffinato ambiente culturale d’oltralpe, alla base di un gusto estroso e avanguardista che troverà poi riscontro nella natura cosmopolita della «Revue du Nord», rivista fondata e diretta, a partire dal 1904, dalla compagna Olga de Lichnizki. Del sodalizio bohème tra Vannicola e Balestrieri rimangono, a testimonianza, due quadri realizzati dal pittore: la tela Aspettando la gloria, esposta al Salon di Parigi nel 1897 e il noto Beethoven. Quest’ultimo, dopo la prima apparizione all’Esposizione universale di Parigi del 1900, riscuote un successo tale da far dilagare la fama dell’artista. Il quadro, di cui vengono immediatamente fatte numerose riproduzioni, viene acquistato, l’anno successivo, dal Museo Revoltella di Trieste per 5000 lire, regalando così a Balestrieri una notorietà e un’agiatezza mai sperimentate. Ma se la mano artefice del «capolavoro» è quella del pittore toscano, l’anima che ne fa la grandezza è quella dell’amico violinista. Perché la figura ritratta al centro, curva sul violino, con la bombetta calata sul volto e una lunga palandrana ad avvolgerne il corpo è proprio Giuseppe Vannicola, nella sua corporatura goffa e malvestita. Un dipinto «pervaso di un odore di topi e di resti di pipa»12, in realtà dalla tecnica sciatta e approssimativa ma allo stesso tempo intriso di un’atmosfera sentimentale in grado di restituire l’abilità del musicista intento ad animare il violino sulle note della Sonata a Kreutzer di Beethoven. Quelli parigini sono anni consacrati alle esperienze sensoriali:

Poi – come nasce la forma dalla sostanza, la luce dal calore – una forma nova di Amore si levò dal soffio igneo dei deliri frenetici, simile a un grido melodioso fuor di uno strepito informe e furibondo. Il desiderio d’una Donna escì dal desiderio della Femina. E io conobbi allora un’indicibile gioia e un indicibile supplizio.

Nelle pagine della Sonata Patetica13, l’unico romanzo scritto da Vannicola e dal carattere marcatamente autobiografico, l’autore racconta il suo primo tormento amoroso causato dalla relazione intrattenuta con Claudia. Incontrata nella cantina-atelier di Balestrieri, la donna lo trascina in un rapporto torbido e passionale che svuota il musicista di ogni illusione sentimentale, turbandone profondamente l’animo. Vittima di questa tragica esperienza amorosa, «affascinato dalla lettura del ciclo Le culte du moi14 di Maurice Barrès, dalle opere dell’Huysmans, folgorato dalle vertiginose ascensioni spirituali di Meister Eckart, Ruysbrocck ed Angela da Foligno»15, nel finire del 1889 Vannicola soggiace a una crisi religiosa. Tornato in Italia, cerca rifugio nell’Abbazia benedettina di Montecassino, intenzionato a prendere i voti, ma si accorge dopo pochi mesi di non essere destinato alla vita ascetica. Retaggio della fugace esperienza sarà l’aura mistica che pervaderà gran parte della sua produzione letteraria «Il richiamo di un mondo fatto di sigarette al mentolo, incerti rapporti sessuali e procaci donne»16 lo convince a ritornare «nel vizio e nel disordine della vita pagana, minando ulteriormente la salute di un organismo debole, infetto dalla sifilide e da una artrite deformante»17. Artrite che si era manifestata nei suoi primi sintomi già durante il periodo napoletano e che d’ora in avanti segnerà fatalmente l’esistenza dell’artista. Per smaltire il soggiorno monacale, del quale gli rimane la sazietà dei mille «profumi, fiori, canti, armonie» (espressioni a cui ricorrerà di frequente nelle pagine della Sonata Patetica ma anche in altri scritti), fa tappa sul lago di Como, dove trascorre un periodo nel lussuoso Grand Hotel Villa d’Este, nei pressi di Cernobbio. È qui18 che incontra il grande amore, Olga de Lichnizki, una russa di origine polacca ricca e colta, dal fisico flessuoso e slanciato, malata di «mal sottile». Reduce da un precedente matrimonio con un anziano di brutale sensualità dal quale si era separata (secondo Eva Kün Amendola, Olga era vedova19), la donna aveva viaggiato in tutta Europa accompagnata soltanto da una cameriera e dal piccolo bassotto Pacquet («Paquet» è, secondo Gerra, la grafia corretta, ma sia Vannicola che la Lichnizki usano sempre la variante con «cq»20) per poi posarsi tra le stanze della Villa di Cernobbio, alla ricerca di una tregua da una «vita comune, spoglia d’ogni povera gioia, d’ogni ragione di godere»21.


Note

1 Giuseppe Vannicola, Introduzione alla Musica, in «Cronache di attualità», maggio 1921.

2  Giovanni Papini, Stroncature, Vallecchi Editore, Firenze, 1978 (la prima edizione è del 1916), pp. 208-209. Lo scritto viene pubblicato per la prima volta nel numero della «Nazione» del 12 agosto 1912.

3  Ibidem.

4  Giovanni Papini in Stroncature, p. 205 posticipa la data di nascita di un anno e la colloca a Monte San Giorgio, per poi correggersi in un secondo ritratto che precede Mistica della Musica (scritto vannicoliano pubblicato per la prima volta nel numero inaugurale di «Prose», dicembre 1906­ – gennaio 1907) nella ristampa all’interno della rivista «La Critica musicale» (numero marzo – maggio 1921), dove scrive 1877 e Montegiorgio.

5 Giuseppe Vannicola, Mistica della Musica, in «La critica musicale», marzo-maggio 1921, introduzione di Giovanni Papini.

6 Giuseppe Prezzolini, Diario 1900-1941, Milano, Rusconi, 1978, p. 63.

Edwin Cerio (a cura di), In memoriam, una rievocazione della vita e della morte di Giuseppe Vannicola, in Vannicola, ultimo bohémien d’Italia. Le pagine dell’isola, Napoli, Casella, p. 27. Il ricordo è firmato da Eva Kün Amendola, la quale, a p. 26, a proposito di Daniele Vannicola scrive: «…egli [Giuseppe], gli occhi pieni di un pensiero intenso ed amorevole, parlava del padre defunto ed aderiva convinto a questa supposizione o a questa speranza: “I nostri morti tanto vivono e godono nell’aldilà, quanto noi quaggiù alimentiamo la loro fiamma di vita coi nostri palpiti d’amore, colle vibrazioni della nostra simpatia e del nostro ricordo”».

Giuseppe Vannicola, Forse! Pagine d’album per canto e pianoforte, Firenze, Genesio Venturini, s.d.

9 Ferdinando Gerra Musica, letteratura e mistica nel dramma di vita di Giuseppe Vannicola (1876­ – 1915), Roma, Bardi Editore, 1978, p. 3.

10 Il «Beethoven» di Balestrieri, in «Il Giornale d’Italia», 13 ottobre 1943.

11 Ibidem. Ricordi di Balestrieri raccolti dal biografo Alberto de Angelis.

12 Carlo Belli, Il violinista senza volto, da «Il Tempo», a. X, n. 194, 14 luglio 1953.

13 Giuseppe Vannicola, Sonata patetica, Milano, Libreria Editrice Nazionale, 1904.

14 Maurice Barrès, Le culte du moi, Paris, Librairie Plon, 1922.

15 Carlo Missaglia, La vita errabonda del dandy che morì a Capri, in «L’isola – periodico di Capri e Anacapri, delle isole e delle costiere», maggio 2010.

16 Enrico Gurioli, Barche amorrate. Dino Campana. La vita, i canti marini e i misteri orfici, Bologna, Pendragon, 2012. Tratto da http://www.vannicolagiuseppe.wordpress.com.


 

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