Giuseppe Vannicola: La morte di Isotta

Agosto – Ottobre 1907

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Ringraziamo l’amico Mario Melillo per aver condiviso con noi alcune “perle” del suo archivio.

PROSE

RIVISTA D’ARTE E DI IDEE

 Direttore : GIUSEPPE VANNICOLA

  SOMMARIO:

F. COPPOLA – I semplicisti della libertà – G. VANNICOLA – La morte d’Isotta – A. de RINALDIS – Dell’idea di decadenza nell’arte italiana —G. AMENDOLA – Il primo sinottico del Pragmatismo —A. PAUL – Gli amori di Krischaa (dal Vischnuranam) — W. Goethe – Sprüche in Prosa – CURRENTI CALAMO :  Notizie dall’Italia — Figurini estetici – Ahimè! i poeti… – Leonardiana ultima – Buddismo e Cristianesimo.

 

C O S T A UNA LIRA

 

9 PIAZZA DI SPAGNA – ROMA – PIAZZA DI SPAGNA 9


 

LA MORTE D’ISOTTA

 

Per amica silentia Lunae

 

Un paesaggio memorabilmente rispettoso e raccolto innanzi alla classica ritirata dell’Astro.

Gli alberi trattengono la loro respirazione e il mare cine­matografa illimitatamente gli ultimi riflessi occidentali.

O crepuscolo !

Non ci manca che l’Angelus; ma il luogo è sovrumanamente remoto.

Prona sulla spoglia inerte di Tristano, perito qualis artifex in uno spasimo interessante, Isotta divaga ad alta e in­telligibile voce :

– Ecco che egli è entrato, calmo come un Pascià, nella Sublime Porta!… Come sorride d’un sorriso d’ideologo!.., In­nocenza e fraternità alla Grazia di Dio !

E con una fraseologia siffatta, Isotta preludia e ripreludia crepuscolarmente alla Melodia definitiva e assoluta sgorgata da un violoncello troppo ricco di espressione.

« Poi — direbbe d’Annunzio — come fili eterei le note at­tenuandosi tessevano intorno all’amante creatura diafani veli di purità. Cominciava così una specie di assunzione gaudiosa per gradi di splendore su l’ala di un inno ».

Ma lasciamo modulare Isotta :

— Come la notte è lontanamente piena di silenziosa e chiara infinità ! Quale atmosfera fissa! Non un eco della terra umanitaria… Io sogno, in un clima di silenzio, d’un cielo atono ove nessuna nube si lascia distrarre dalle frivolezze dei venti…. Che lezione di calma! Tutto emana da un atto di fede al Nihil quotidiano senza perchè nè come…

Oh ! chi getterà un ponte fra e e l’Infinito senza fine!

Chi mi trasformerà e mi transfigurerà nell’Immutevole, spogliandomi del sesso e di ogni altro vizio di conformazione?

Ah, e ahimè! tre volte ahimè! di dover conservare questi ormai inutili organi d’impurità! di dover ridurre i miei grandi speens metafisici allo stato di dispiaceri domestici! O mediocrazia ! Per quali chilometriche noie dovrò camminare ancora prima di giungere ai dormitori madreporici della Nostra Signora di tutti !

Isotta alza nostalgicamente gli occhi verso l’Ideale e vede la luna che stabat indiscutibile e palpabile sopra di lei, calma come un areostato sopra una folla provinciale.

Isotta delirò un poco :

-È l’Annunziazione? o non è che il fuggevole sogno di una notte d’estate?  La Luna! Com’è vicina!  Vuol forse farmi qualche proposta ? E’ forse questo il raggio coniugante il mio cuore umano al suo Sacro Cuore?

 E in un supremo lied d’inumanità, Isotta invoca:

O Sacra Pillola delle letargie finali! Inòculati nel mio encefalo, distruggi il microbo sovversivo della mia umanità, macerami negli aromi della letteratura pura, in modo che le due parallele Tristano-Isotta si congiungano in quello che per abitudine riflessa chiamano Infinito! Amen!

Poi, dopo essersi sorriso per un istante in uno specchio tascabile, sospira :

– Peccato!… Ma la forma non è che la formalità dell’Essenza. L’essenza sola è essenziale, e la sete del Non-fine giustifica tutti i mezzi.

Ciò detto, toglie dal suo necessaire un elegantissimo flacon montato in argento e dice  con risoluzione:

  • Censura ora il mio battesimo, o filtro! E che io sia assolta per la sincerità della mia anima, come Frine per la sincerità del suo corpo!

E beve.

Poi accomoda onestamente le pieghe doricissime della sua veste, si distende con qualche applicazione accanto al fu Tristano, cerca una posa sofalesca, le gambe molto incrociate, e rende l’anima all’Anima.

E allora, o o Sortilegio….

Perchè ecco che, illico, il luogo così  sovrumanamente re­moto, diventa tutto di porcellana e il mare si fissa in avorio.

E una favolosa flora polare , nata chi sa da quale Immacolata Concezione, si schiude e cresco smisuratamente intorno alle spoglie ormai indifferenti di Tristano e d’Isotta, fino a coprirli d’un trionfale leuzuolo nuziale disteso a perdita di  vista: mandragore dai volti lividi, cacti obeliscali e fruttifi­canti in sarcofagi, palme di corallo bianco e dalle rosine di acciaio, gigli marmorei dai sorrisi isterici…

0 Incantesimo lunario!

Ed ecco che si odono delle musiche albe; e dal fondo dei Limbi sonnambuleschi si avanza sacerdotale una lunga processione di Pierrots glacialmente depilati.

Tengono lentamente, due per due, a passi soffocati, tenendo i colli tesi come ceri pasquali, salmodiando con delle voci senza timbro e senza sesso le « Litanie di Nostra Signora la Luna »:

Meditabonda

Sfinge rotonda

Eucarestia

dell’Oftalmia

Specchio movibile

dell’Impassibile

Vangelo e mito

dell’Infinito

Ostia e Ciborio

dell’Illusorio

Battesimale

fonte essenziale

Sacra ambulanza

d’ogni Speranza

Imbarcadero

del Gran Mistero

Virgo lassata

sed non satiata….

Fatto poi alto al punto corrispondente perpendicolarmente allo zenit, tutti si dispongono in giro e, la testa rovesciata, il pomo d’Adamo puntato perdutamente verso la luna, cominciano a recitare l’Ufficio della Metafisica dell’Amore, troppo bianco per essere percepito dai nostri cinque sensi attuali.

Nello stesso tempo, in uno stesso letto, due personaggi, Re Marco e Brangania (che avrebbero meritato più presto di essere gli eroi di questa narrazione) si esercitavano senza nessuna parsimonia sulla tastiera dei nostri cinque sensi attuali.

G. Vannicola.


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