Silvano Tognacci: Scoprendo Vannicola

inedito di Vannicola a cura di Audioli

Giuseppe Vannicola, Della Solitudine, a cura di Armando Audoli

Non sapevo chi fosse Giuseppe Vannicola fino al 2 gennaio di quindicianni fa, quando mi recai in edicola per il giornale dopo la pausa di capodanno… alle 10 erano finiti tutti, c’era solo Il Foglio e mai avrei pensato di conoscere, quel giorno, un personaggio così incredibile come Vannicola. Apro il lenzuolone e vado alla recensione quotidiana…
si parlava di Giuseppe Vannicola, Della Solitudine, Edizioni Libreria Dante&Descartes, a cura di Armando Audoli… un libro microscopico nel formato ma immenso nel contenuto, settanta pagine in trentaduesimo che mi hanno svelato un personaggio fantastico e mi hanno accompagnato in questi anni nelle mie ricerche; era sempre nella valigia dei viaggi, c’erano copie dappertutto, come Pollicino, anche perché ne avevo comprato una ventina presso l’editore.
Quella recensione mi colpì per la morte di Vannicola, sugli scogli di Capri, per questi 39 anni vissuti inimitabilmente tra orgoglio e sofferenza. Era tutto e il contrario di tutto, era il vero vagamondo italico, cocciuto, triste, tragico ed illuso; con le fotografie ho potuto vedere l’aspetto fisico, però mancava e manca tuttora ascoltare la sua voce, sentire l’odore dei suoi vestiti, manca la vera quintessenza del ricordo, il profumo, forse di Sandalo.
Non mi posso permettere le centinaia di euro che il mercato chiede per possedere le edizioni di Vannicola, non sono un oscuro collezionista, il mio massimo desiderio sarebbe quello di poter sfogliare in guanti bianchi tutti i suoi undici libri stesi su un bel tavolo… sentire la carta, osservare la pressione tipografica dei caratteri, l’impaginazione, la struttura dei capitoli e magari… poterli leggere per assaporare la potenza delle parole… con una eccezione… un’arte d’eccezione !
Era la prima domenica di gennaio del 2014, al mercatino di Santarcangelo di Romagna, il decano degli ambulanti librari mi dice: “Ho qualcosa per te!” e sul fondo di una cassetta di cartone (i bancarellai di libri usano quelle delle banane, robuste e capienti) mi appare “arte di eccezione” … lui mi fa: “mi ricordavo che tu cercavi roba di questo autore” – si, grazie Sergio, vuol dire che mi pensi … quanto ti devo ?
– “Dai dammi cinque euro … è un librino”.
Non mi sembrava vero, per la prima volta avevo tra le mani delle parole stampate di Giuseppe Vannicola; ero la persona più felice del mondo e inviando le poche scansioni all’amico campaniano Paolo Pianigiani ho voluto rendere partecipi tutti del contenuto.
Ora che è passato tutto il 2015, a parte le due giornate di fine novembre a Macerata e Montegiorgio e un articolo che sono riuscito a far pubblicare su La Voce di Romagna, pochissimi hanno ricordato i cento anni dalla morte… dispiace, ma pazienza… io continuerò.
Questo sito, anche e soprattutto per la tenacia e per la capacità organizzativa di Paolo Pianigiani, è nato e spero continui ad essere una vetrina per far conoscere Vannicola.

Silvano Tognacci


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