Giuseppe Vannicola su Lacerba

mia le varie morali


LACERBA

Anno I, n. 4                  Firenze, 15 febbraio 1913                       Costa 4 soldi


 

Contiene: Vannicola, Le varie morali. — Soffici, Cubismo e oltre — Papini, Le parolacee. – Soffici, Giornale di bordo.

 

VANNICOLA.

LE VARIE MORALI

Per essermi attardato all’osteria vuotando più volte il bicchiere, e perchè la mia carne si era animata oltre misura della vista e dell’ odore delle donne, io andavo barcollando lungo la strada e il mio corpo s’era fatto leggero in modo che talvolta pareva che m’involassi.

Tale leggerezza mi empiva d’una grandissima gioia : correvo. poi m’arrestavo a cantare, ma solo il moto poteva calmare l’ardore, e mi mettevo nuovamente a correre. Mi sentivo al disopra della terra, solo con la mia ebrietà. Facevo passi immensi che mi proiettavano più veloce d’un volo; ma la grande leggerezza mi toglieva la sicurtà dei movimenti e mi portava di qua e di là pazzamente.

Percui, in uno slancio superbo, avendo urtato col piede in una pietra, caddi nel fosso che costeggiava la strada.

Quando ripresi i sensi e mi ritrovai in fondo al fosso, non pensai a rialzarmi e mi misi a sognare.

La notte mi penetrava l’anima, lenta, pacificatrice. Sul mio capo splendevano milioni di stelle, intorno a me bruivano lievi rumori che si confondevano e formavano come una voce: il sussurro delle foglie, il sospiro profondo del vento. o. non pensai a rialzarmi e mi misi a sognare. fruscii, mormoni, soffi, aliti…

Ma la notte se n’andava come un vapore per la strada e per i campi, e qualcuno passò. Allora chiamai e dissi : “Sono in fondo al fosso”.

Era un maiale seguito da un uomo che fumava una pipa. Il maiale passò. L’uomo constatò: “Se non ti fossi ubriacato non saresti lì”. Rimase un piccolo fumo che presto evaporò.

Un altro passante mi disse : “Perche ti lamenti? Hai quanto meriti. Abbiamo sempre quanto ci siamo meritati. Nulla accade che non sia per decreto della volontà divina. Soffri pazientemente e pensa che è una punizione o una prova. Se è una punizione. sarai purificato e perdonato; se è una prova ne sarai fortificalo. E pensa che la volontà di Dio mi ha fatto passare di qui per poterti dire queste parole di consolazione”.

Ma un terzo passante lo apostrofò: “Asino! Un uomo che cade in un fosso per volere di Dio!…” Poi si rivolse a me e mi disse: “Uomo, guarda ogni cosa dall’angolo di vista della realtà. Esiste una serie di fenomeni naturali. esistono leggi fisiche e meccaniche, e niente altro. Nulla può prevalere contro le leggi meccaniche. Tu eri in piedi secondo le leggi della statica e sei caduto secondo le leggi della cinematica. Ecco tutto”

– Vorrei che mi tiraste fuori di qui, dissi io.

Ma egli obiettò : “Che tu lo voglia, o piuttosto che immagini di volerlo, non cambia nulla a quello che è. Perchè non esiste niente di spontaneo: vi sono degli effetti e delle cause. Quello che è, e il resultato di quello che è stato. E quello che sarà, esiste già nel presente come già esiste il pollo nell’uovo. Il tempo non è che una concezione metafisica. E’ dunque inutile desiderare qualunque cosa, perchè quello che deve essere sarà, ed anzi già è fin dal cominciamento dei secoli”.

Ma un quarto passante che l’aveva ascoltalo gli disse :

“Asino anche tu, e tre volte asino!

Cosa importa che i fenomeni si classifichino nel tempo o sieno simultanei? Queste nozioni barocche hanno forse qualche parte nella nostra vita? Modificano forse i nostri sentimenti ? La sola nozione necessaria è quella delle nostre anime, e ciò che importa è di vivere con forza”. Poi si rivolse a me e soggiunse: Perchè ti lamenti ? Non senti di vivere? Soffrire e vivere più fortemente. Il solo stato che l’uomo non possa sopportare, è l’inerzia. Credi dunque vivere maggiormente fuori del fosso che nel fondo? Tu sai d’essere compassionevole, e questo è magnifico. Tu agisci sulla nostra sensibilità con maggior violenza di un re o di un genio e perciò ci sei superiore. Tu sai che degli esseri pensano a te con angoscia. Com’ è bello! Penta che i tuoi figli, se ne hai, piangeranno. Pensa che la tua donna ti crederà morto e che forse già si propone unirsi ad un altro uomo. Ah! non senti il cuore palpitare indicibilmente a quest’idea, e all’idea dì non poter mai sortire da laggiù?…

– Se vi ci trovaste, dissi io….

Il quinto passante ruminava un poema. Intese il mio lamento. Guardò, osservò che un lumacone strisciava sulla punta d’una mia scarpa; che i miei capelli erano tutti inghirlandati da un macerone; che in un poema io avrei fatto un bellissimo effetto. E se n’andò ripetendo: bello! molto bello! molto….

Più tardi vidi finalmente venire il sesto passante. Tutta la sua persona indicava un uomo di cuore. Ap­pena udì la mia invocazione, si precipitò con le mani tese:

“Ah, fratello! esclamò, che fai laggiù?

– Sono caduto nel fosso questa notte.

– Ah! sventura! Nel fosso! E mentre altri se ne stanno in città, e bevono e mangiano come animali in­coscienti, tu, loro fratello, nostro fratello, giaci nel fondo d’un fosso… O implacabile natura! O sole indifferente alla vita e alla morte! Oh! oh !… Ma ci sono io, o fratello, e sappi che il tuo dolore è mio. Lo com­prendi? Lo senti? Tutta l’umana sofferenza, vedi, io la respiro nell’aria, circola nel mio sangue, si confonde con la mia cane, ti fa mia sostanza, e le mie parole ne sono talmente pregne che gli uomini, appena io parlo, se ne commuovono. Non dubitare, fratello! Andrò su­bito dagli uomini e la mia voce dominerà il tumulto della loro esistenza e li raggiungerà a traverso le mura delle loto case tranquille. Griderò: Voi vivete in pace, e un uomo è caduto nel fondo d’un fosso! Ah, come tremeranno, e come la tua pietosa immagine turberà la loro calma coscienza! Addio, fratello! Tu sarai la pecora bianca della compassione, e gli uomini ti porteranno amorosamente sulle loro spalle”. E lo vidi al­lontanarsi, tutto nero nel sole, lasciando dietro di sè come un solco di veemente bontà.

Allora mi raccolsi in me stesso e divenni tragico. Non c’ero più che io, i campi e la strada. Un grande sforzo, lento, risoluto, mi rialzò. Misi un piede sull’orlo del fossato, poi l’altro, e m’avviai verso casa….


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