Giorgio Amendola, ricordo di Vannicola

giorgio

Germaine e Giorgio Amendola

Da: “Una scelta di vita”, Milano, Rizzoli, 1976

Un altro amico della famiglia, questa volta di tutti e due i genitori, era lo scrittore Vannicola, un personaggio strano. Vestiva in modo eccentrico, sempre con bombette anche chiare, e abiti chiassosi. Sembrava ricco e spesso ci offriva dei tè con pasticcini in un caffè di piazza di Spagna. Aveva anche lui una moglie russa. Lo ricordo perché avevamo in casa una fotografia del quadro del pittore Balestrieri dove si vede un gruppo di artisti e di intellettuali che ascoltano in uno studio La Patetica di Beethoven. Vannicola è raffigurato mentre suona il violino. In un canto si vede un giovane bruno con la testa fra le mani, che mi veniva indicato come mio padre. Il quadro conserva l’atmosfera quasi reli­giosa con cui in quegli anni, anche per l’influenza di Romain Rolland, si ascoltava in Italia la musica di Beethoven.


 

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