Elsa, l’abbandonata

riviera

Elsa l’abbandonata

Pubblicata su “La Riviera”, Maggio 1911

Morale, di G. Vannicola

 a Giovanni Amendola

 

 

PERSONE :

L’AUTORE

LA SUA CARICATURA

ELSA

MIRABELLA

ALINA

*

PROLOGO

La Caricatura — Signore e Signori, io sono la Caricatura dell’Autore. O meglio, sono il suo monocolo; ciò che gli permette di avere due sguardi: l’uno, scoperto, per sperimentare qualche emozione sentimentale; l’altro, al ri­paro, per sorvegliarle con discernimento, e sorriderne.

L’emozione, questa volta, si chiama Elsa, la nobile fidanzata del magico Cavaliere del ci­gno. Seducente creatura! ella aveva tutte le in­genuità che attirano le carezze, e Lohengrin non ebbe nessun scrupolo di abbandonarla, dopo una sola notte di matrimonio, per dileguarsi verso le altezze fredde e bianche della Meta­fisica. Continua a leggere

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Francesco Meriano su Vannicola

-FRENCESCO-MERIANO

Francesco Meriano

Da “La Diana”,  Napoli, 30 Agosto del 2015, fascicolo 11, pag. 201

Quelli che partono

Per Giuseppe Vannicola

Giuseppe Vannicola era un superstite, una filiazione di quei bohèmiens parigini pieni d’ingegno e senza un soldo in tasca; vertiginosi amanti dell’impossibile; impenitenti sognatori; disertori convinti da tutto ciò che si chiama quieto vivere, agiatezza borghese, morale ben pensante. Porta via con sè le nostre ultime illusioni di giovini che credettero la vita palestra di tutte le libertà, campo sterminato aperto alle conquiste dell’intelligenza. Ci s’avvede che sognare è poco e meglio sarebbe picchiare; che bisogna lavorare a costruire il complemento dell’intelligenza, quello che manca al talento.


 

 

Da: Da “La Diana”,  Napoli, 15 Settembre del 2015, fascicolo 12, pag. 218

 

Per un artista scomparso

 

Non dimenticate Giuseppe Vannicola.

Non si licenzia Giuseppe Vannicola per un torto o perchè non è più.

Vogliamo leggere Vannicola.

L’opera di Vannicola è l’eredità d’un periodo chiuso, ed appartiene a noi.

Vogliamo rileggere Vannicola.

Vogliamo che si stampi Vannicola.

Non basta dire: non è il momento. In Italia l’arte non dev’esser mai fuori luogo.

Noi siamo di un’altr’epoca: e Vannicola non potrà farci che bene.

Apriamo sottoscrizioni; appelliamoci agli editori.

Vannicola non può scomparire così.

F.M.


Giorgio Amendola, ricordo di Vannicola

giorgio

Germaine e Giorgio Amendola

Da: “Una scelta di vita”, Milano, Rizzoli, 1976

Un altro amico della famiglia, questa volta di tutti e due i genitori, era lo scrittore Vannicola, un personaggio strano. Vestiva in modo eccentrico, sempre con bombette anche chiare, e abiti chiassosi. Sembrava ricco e spesso ci offriva dei tè con pasticcini in un caffè di piazza di Spagna. Aveva anche lui una moglie russa. Lo ricordo perché avevamo in casa una fotografia del quadro del pittore Balestrieri dove si vede un gruppo di artisti e di intellettuali che ascoltano in uno studio La Patetica di Beethoven. Vannicola è raffigurato mentre suona il violino. In un canto si vede un giovane bruno con la testa fra le mani, che mi veniva indicato come mio padre. Il quadro conserva l’atmosfera quasi reli­giosa con cui in quegli anni, anche per l’influenza di Romain Rolland, si ascoltava in Italia la musica di Beethoven.


 

Papini su Vannicola…

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Papini, appena ricevuta la notizia della morte dell’amico, avvenuta a Capri il 10 agosto 1915, scrisse di getto un commosso necrologico per La Nazione di Firenze, che uscì subito, il 12 agosto.

Con qualche modifica, l’inserì in Stroncature, Vallecchi 1920.

Ma per Vannicola non si trattò di una stroncatura… ma di un ricordo commosso dell’artista che aveva lasciato un segno importante nella sua vita.

Giuseppe Vannicola

(1915)

Giuseppe Vannicola, uomo peccante verso sè ed altri, ha pagato con la morte le sue colpe, E forse l’aveva già pagate colla vita che fu, specie negli anni ultimi, tristissima, misera e tra­vagliosa. E nessuno potrà fargli i conti addosso, nè ora nè mai, e chi gli ha voluto bene specialmente.

Come me, ad esempio, che non l’ho conosciuto soltanto mal ridotta figura curva e verlainiana, cercante invano riposo e dimenticanza di città in città, di caffè in caffè, di casa in casa, ma anche lo vidi e l’amai nei giorni più belli, quando ancor dritto nella persona sperava osti­nato in ideali di purezza e godeva dell’arte sua pienamente — cioè della musica, ch’era l’espres­sione più naturale della sua anima. Continua a leggere

Ferdinando Gerra, il primo libro

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Primo Capitolo

Prima Parte

Da : Musica, letteratura e mistica, nel dramma di vita

di Giuseppe Vannicola

Bardi Editore, Roma, 1978

La vita di Giuseppe Vannicola (1), che presenta i risvolti di un affascinante romanzo, rimasto in gran parte celato anche agli amici più intimi, e la sua singolare attività letteraria, da pochis­simi compresa nel suo tempo e caduta poi quasi completamente nell’oblio per l’estrema difficoltà di reperirne i testi, sono state oggetto di una nostra lunghissima ed impegnativa ricerca, di cui diamo in questa sede preciso e documentato ragguaglio, corre­dato da un’ampia bibliografia.

Per ciò che riguarda la vita è significativo che Giovanni Papini, il quale meglio di ogni altro avrebbe dovuto conoscerla, nel commosso profilo tracciato di getto per il quotidiano fioren­tino La Nazione non appena gli giunse improvvisa la notizia della morte del Vannicola, avvenuta a Capri il 10 agosto 1915, così ne parli dopo averne rievocato alcuni episodi: «… la sua vita, la sua figura, la sua maschera furono di per sé opere d’arte non scritte — e che non si dimenticheranno. D’un genere bizzarro, che in Italia non va molto — ma chi le sapesse capire e rendere non se ne pentirebbe. Aveva promesso di raccontarmi la sua vita: io l’avrei scritta ». Apparso nel numero del 12 agosto 1915 della Nazione, il profilo del Vannicola fu poi compreso l’anno seguente con lievi varianti nel volume Stroncature, pubblicato dalla « Libre­ria della Voce » (edizione dalla quale abbiamo tratto i brani che compaiono nel nostro lavoro), e dopo varie ristampe di quel volume venne incluso nel 1932 nei Ritratti italiani, editi da Val­lecchi, con ulteriori piccole modifiche. Non meravigli l’averlo inizialmente compreso nelle Stroncature, in quanto il Papini stesso nella premessa alla raccolta chiariva: « Ho intitolato questo volume Stroncature per ragioni, soprattutto, commerciali perché quella parola attira più facilmente la malignità e curiosità degli uomini, i quali, per il gusto di sentir strapazzare qualcuno, arrivano fino al punto di vincere l’infame avarizia e di spendere qualche lira per un libro. Di stroncature vere e proprie — e alcune riuscite abbastanza bene — ce ne sono, difatti, parecchie, ma il volume contiene, anche, pagine amorose su amici morti e vivi e, finalmente, saggi informativi, presentazioni, di uomini singolari stranieri » (2). Continua a leggere

Chi siamo e cosa vogliamo fare

Introibo

 

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Gli autori di questo spazio dedicato a Giuseppe Vannicola sono due appassionati di poesia e di poeti, in particolare di quelli che son poco studiati e quasi dimenticati…

Vogliamo rendere accessibili a tutti i testi, le storie, le immagini che abbiamo nei nostri archivi. Se qualcuno vorrà darci una mano, saremo ben lieti di dare spazio a tutti.

Buon 2016 a tutti, sarà l’anno di Giuseppe Vannicola!

Paolo Pianigiani

Silvano Tognacci